Madreterra

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MADRETERRA E UN PETIT TRAIN DE PLAISIR

Verdi, Rossini, Pasolini: tre giganti al ridotto del Teatro Regio

di redazione ottobre - 10 - 2013
 

Di ANDREA MANZO

Il sentimento religioso di Verdi, espresso nell’Ave Maria, si mescola alle parole profane di Pasolini in Supplica a mia madre. La donna è la congiunzione, una figura sacra che diventa Madreterra. La donna è l’ultimo appiglio contro la Morte.

Così si incontrano gli enigmi di Verdi e le angosce di Pasolini al ridotto del Teatro Regio di Parma, in una composizione di Azio Corghi. La musica va in mille pezzi tra gorgoglii di un flauto un po’ maleducato e vibrazioni vocali, il piano di sdoppia, forse è solo il riflesso di un antico specchio che divide. Poi irrompe la voce. Si diffonde l’incestuoso amore sotto l’uomo con la cetra affiancato da altre figure di greca memoria. Che sia Apollo? Cammina il pianoforte biforcuto, lentamente, un tasto dietro l’altro. Di fronte alla Morte l’uomo chiede l’espiazione, la sopravvivenza.

Un’esecuzione molto visiva, e apprezzata dal pubblico che ha applaudito Bruno Canino e Antonio Ballista, ai pianoforti, Teresa Camellini, soprano, il flauto di Davide Formisano e Massimiliano Sbarsi, voce recitante.

E le fratture musicali restano anche nella seconda parte dello spettacolodedicata a Rossini, alla sua Un petit train de plaisir. Canino e Ballista reinterpretano, incalzano le rotaie con accenti forti e inseguimenti ferruginosi amplificando il timbro e la dinamica musicale, come è nell’idea di Corghi: dare un diverso respiro al componimento rossiniano.

Date Oct 12, 2013